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Come sta cambiando il mercato del cloud in Italia?

Il cloud ha finito per rappresentare l’IT sotto forma di commodity, non più Capex – Capital Expenditure, una spesa che contempla il rischio di sbagliare, ma Opex – Operating Expense, un costo necessario,

L’Information technology: oggi tutti si chiedono cos’è e come può essere utile alle aziende. Ebbene, con le soluzioni cloud l’alternativa ai problemi di banda larga e tecnologie mature è finalmente praticabile ed economicamente accessibile grazie all’evoluzione del cloud.
Il cloud ha finito per rappresentare l’IT sotto forma di commodity, non più Capex – Capital Expenditure – una spesa che contempla il rischio di sbagliare, ma Opex – Operating Expense – un costo necessario, perfettamente aderente alle reali esigenze del business.
La crisi del 2008 ha spaventato molte aziende e costretto a fare un po’ di spending review, così il cloud è diventato una soluzione per tagliare alcuni costi improduttivi, risultando l’approccio più conveniente all’IT con una resa positiva e risultati efficienti. Gradualmente, è poi avvenuto un passaggio fondamentale, poichè ha iniziato a cambiare il concetto stesso di “cloud”: ha iniziato ad essere considerato non più come elemento bloccante o rallentante, ma fattore di accelerazione e facilitazione del proprio business. É avvenuto lentamente l’abbandono dell’IT tradizionale.
A seconda del business di riferimento, delle esigenze di gestione e outsourcing, anche la collocation o le infrastrutture fisiche dedicate – gestite e non – possono avere senso in determinati ambiti.
Il compito del provider è proprio quello di integrare il cloud sapientemente con altri tipi di soluzioni ed approcci, in modo da tirare fuori il meglio da ognuno di essi. L’obiettivo per chi fornisce cloud e sviluppa architetture in cloud deve rimanere sempre quello di nascondere la complessità di queste progettazioni al cliente finale, che invece deve preoccuparsi solo ed esclusivamente del suo core business, senza farsi carico dell’IT.

Bilanci

Il 2017: è stato l’anno del cloud ibrido, con tantissime richieste di soluzioni miste di cloud privato e infrastruttura fisica, sia on premise che nei data center. Mentre quest’anno continua a registrare un incremento del +28% di richieste di Cloud Ibrido e Pubblico, quello che si osserva è una forte attenzione verso le soluzioni di Disaster Recovery, Business Continuity e Backup su piattaforme in cloud. Un’impennata di richieste da ricondursi anche al GDPR, General Data Protection Regulation, prevede la protezione del dato fin dalla progettazione dell’infrastruttura, by design appunto – motivo per cui diventa indispensabile avere soluzioni di DR affidabili e sicure.

Il futuro del cloud

Ad oggi le infrastrutture 100% fisiche sono diventate una rarità. Chi aveva infrastrutture dedicate si sta preparando, attraverso roadmap di legacy transformation, a poter integrare in modo fluido processi flessibili e automatici alla base del cloud computing. Si sta infatti continuando a lavorare alla definizione della “cloud enabling infrastructure”, cioè l’insieme dei processi e dei componenti che interessano l’ambito infrastrutturale, applicativo e d’interazione degli utenti aziendali con le piattaforme IT.
Il concetto di cloud si è trasformato tante volte nel corso degli anni e continuerà a farlo. Allo stesso modo, la fruizione del cloud continuerà a cambiare a seconda dell’azienda che ne farà richiesta, ma ciò che resterà immutata è la sua funzione primaria: il cloud deve aiutare l’azienda ad espandersi facilmente e al contempo garantire la sicurezza e la privacy dei dati. Risulta, dunque, essenziale affidarsi a provider di soluzioni infrastrutturali che sappiano dare il giusto consiglio e la massima garanzia a ogni azienda cliente, così da supportarne realmente la crescita.