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Vestiti High Tech: quando la moda incontra l’innovazione

L’alta moda e le nuove tecnologie lavorano a stretto contatto, realizzando abiti non solo da indossare ma capaci di rivelare le emozioni o dissolversi in una nuvola di fumo.

Il fashion con un tocco tecnologico: anche l’alta moda è dotata di sensori e tessuti high tech? La tecnologia e la moda condividono ormai un intero mondo, portando in avanti il concetto stesso di abbigliamento applicato alle più disparate innovazioni.

Ecco quindi qualche esempio concreto relativo ad alcuni marchi di alta moda che hanno scelto di osare per proporre qualcosa di nuovo.

Rain Palette: un tessuto capace di misurare il ph della pioggia acida

Rain Palette: è una azienda della Corea del Sud, dove le piogge acide rappresentano un problema reale. Non è sorpresa che la pioggia acida sia un problema grave. Prestando attenzione a questa grave situazione che degenera di giorno in giorno, la designer di origine coreana Dahea Sun si è inventata una soluzione alla moda chiamata “Rain Palette”.

L’obiettivo di Rain Palette è quello di fornire un approccio semplice per mantenere un controllo visivo della qualità dell’aria attraverso l’acqua piovana. Un abito dalle linee morbide ed eleganti, è stato appositamente sviluppato utilizzando un colorante naturale prodotto dal cavolfiore, che ha la capacità di cambiare colore quando interagisce con i livelli di pH dell’acqua piovana. Il cliente può quindi registrare e caricare le letture del pH della pioggia online con l’aiuto di un’applicazione per smartphone.

É stata poi disegnata e realizzata un’intera collezione combinando  abilità artigianali tradizionali come maglieria, ricamo e uncinetto. La parte migliore? Il vestito mostrerà un bel colore diverso ogni volta che verrà in contatto con la pioggia.

L’abito Smoke: riesce a creare una vera e propria nuvola di fumo

Un altro esempio di moda tecnologica è l’abito Smoke. É stato prodotto grazie a quattro pezzi stampati in 3D e progettati da Anouk Wipprecht e Niccolo Casas per la collezione Volkswagen elettrificata.

L’idea che sta dietro al “vestito fumo” era infatti quella di creare uno spazio intimo intorno a chi lo indossava, qualcosa che i designer volevano sperimentare per la prima volta in assoluto. C’è un bel po ‘di tecnologia dietro a questa creazione: l’abito Smoke si avvale di un microcontroller fisico supportato da un sistema sensoriale alimentato a batteria, per creare una cortina di fumo che viene attivata da un sistema fumogeno da 530gr montato sul retro del vestito.

I designer hanno immaginato questa scena:  ti trovi in ​​uno spazio privato, godendo di un momento di tranquillità, con un libro coinvolgente, ma una persona si avvicina per fare conoscenza. Mentre cerca di avvicinarsi ed entra nel tuo spazio personale, ti avvolgi in una nuvola di fumo. Sembra una scena uscita da un film di James Bond?Forse. Stremo a vedere come verrà distribuito e come reagiranno i consumatori.

Intimacy 2.0: quando il battito accelera il vestito scompare

Infine il modello più sexy è quello di Intimacy 2.0 dell’azienda olandese Roosegaarde: in cosa consiste?

Un po ‘di sexy è sempre apprezzato. Intimacy 2.0 è un progetto di moda capace di proiettare un rapporto a dir poco surreale tra persone e tecnologia.

Questo abito estremamente innovativo è fatto di pelle opaca e fogli elettronici intelligenti che diventano progressivamente trasparenti in base alle interazioni delle persone con altre persone. La tecnologia interna funziona così: man mano che aumenta il battito cardiaco, se si interagisce con qualcuno, l’abbigliamento inizia a diventare sempre più trasparente.

Comodo o no, rivela le emozioni e di certo non mente. Quanto siamo disposti a rivelarci?