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Mondo retail: le tecnologie da sfruttare per rilanciare lo store fisico

Pierluigi Casolari, fondatore di CheckBonus, racconta le 4 tecnologie che secondo la sua esperienza contribuiranno positivamente al commercio in-store

Nonostante l’aumento che anno dopo anno gli articoli venduti online fanno registrare, il negozio fisico resta ancora fondamentale per la scelta finale dell’acquisto. Non è un caso che un player come Alibaba proprio negli ultimi giorni ha annunciato la partnership con il gruppo Bailian che punta proprio a rilanciare lo store offline, cercando di inventare un nuovo approccio al commercio.

Secondo Pierluigi Casolari (nella foto), fondatore di CheckBonus, l’app di proximity marketing che permette agli utenti di guadagnare buoni sconto e gift card semplicemente entrando ed esplorando i punti vendita convenzionati, un primo passo per ridefinire il negozio del futuro è pensare allo spazio dello store e su come ottimizzarlo in modo strategico per aumentare il controllo della propria presenza all’interno del negozio. Questo non significa solo agire sullo spazio lineare o procedere a un posizionamento a scaffale ma occorre anche tener conto di tutte quelle tecnologie e innovazioni che possono avere un impatto notevole sulla visibilità del prodotto all’interno del punto vendita e che concorrono a migliorare le possibilità di sellout dei brand.

Le 4 tecnologie da sfruttare nel negozio del futuro

In base alla sua esperienza Casolari ha elencato 4 tecnologie che secondo lui sono in grado di aumentare la visibilità in-store dei brand e dunque di incrementare il giro di affari della propria attività.

1) Ibeacon, tecnologia leader nel proximity marketing, che tramite dei piccoli sensori beacon disposti all’interno di uno store è in grado di inviare notifiche push ai consumatori che si trovano nei paraggi e hanno scaricato una determinata app. “Il beacon rappresenta il canale push in store per definizione, che consente di comunicare all’interno del punto di vendita, a breve raggio e quindi ideale per destare l’attenzione di un consumatore che si trova in corsia o in un piano di un department store”, commenta il fondatore di CheckBonus. “Non deve spaventare la meccanica push della tecnologia, solo gli utenti che hanno attivato il bluetooth ricevono la push notification. È quindi previsto un optin da parte del consumatore. Le push notification non arrivano, se non autorizzate.”

2) Realtà virtuale e realtà aumentata, una sfida che giganti come Intel, Adobe o Google hanno già accettato proponendo alcune soluzioni anche per il mondo retail. “Da sempre la promessa dell’augmented reality è quella di aggiungere un layer digitale al mondo fisico e ai prodotti”, afferma Casolari, che indica il caso di Shiseido Makeup Mirror tra gli esempi più interessanti presentati fino ad oggi. “[Lo specchio] consente al consumatore di fare una foto al proprio volto e di visualizzare sullo schermo gli effetti generati sul volto dalla linea di makeup di Shiseido [che grazie alla tecnologia] cerca di ingaggiare il consumatore all’interno di spazi ad alto tasso competitivo come i department store, dove deve fronteggiare la concorrenza di decine di brand con lo stesso posizionamento.”

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3) QR code e barcode, che oltre ad essere utilizzati in fase di pagamento sono un’importante risorsa per l’info-commerce e non solo. “I packaging dei prodotti contengono QR code e barcode che possono essere letti da app terze o app dei brand e scatenare forme di comunicazioni. Il QR code, utilizzabile con un’infinità di apps, può aprire landing page, form pages, concorsi etc. I barcode che accompagnano per definizione qualunque prodotto possono consentire di richiamare informazioni sul prodotto. Oppure, se scansionati da app terze, possono consentire di raccogliere punti, rewards, deals e promozioni, esattamente come facciamo con CheckBonus, e come in US fanno app del calibro di iBotta e Shopkick.”

4) Social Showrooming, ovvero come trasformare una debolezza in un punto di forza. “Per tanto tempo si è detto che l’online cannibalizza il retail fisico, generando il fenomeno del showrooming. Questo può però essere un punto di forza, in alcuni casi”, spiega Casolari, illustrando il caso di Nordstrom. “La catena di scarpe e abbigliamento ha trasformato i camerini in luoghi social, all’interno dei quali i consumatori che provano le scarpe e i vestiti possono condividere con gli amici gli outfit o postare su Pinterest i loro prodotti preferiti.”