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Smart speaker: una nuova sfida per gli inserzionisti

La pubblicità arriverà anche sugli smart speaker, ma non è ancora chiaro come e in che formato. Ecco qualche esempio e previsione

Non è la prima volta che parliamo di smart speaker. Ovviamente ti stai chiedendo perchè ci stanno tanto a cuore. A volte ce lo chiediamo anche noi, ma siamo certi che saranno il futuro del customer engagement, ma non siamo gli unici. Anche l’ultimo report pubblicato dal Digital Transformation Institute di Capgemini, “Conversational Commerce: Why Consumers Are Embracing Voice Assistants in Their Lives” evidenzia come gli smart speaker diventeranno la modalità predominante di interazione tra i consumatori. Tutto ciò non può non interessare anche il mondo adv e quindi è doveroso aprire una parentesi anche su questo argomento.

Un tema caldo è quello della pubblicità che passa dall’assistente vocale. I brand, infatti, dal lancio di questi dispositivi, a parte i ricavi ottenuti dalla vendita, non hanno ancora sviluppato dei sistemi efficaci per monetizzare maggiormente dall’utilizzo degli speaker. Un metodo che potrebbe funzionare è quello dell’inserimento di annunci pubblicitari. Si pensa che possano essere evitati attraverso delle soluzioni di offerta a pagamento, alla stregua di Spotify Premium insomma, anche se non ci sono ancora proposte del genere.

A oggi ancora non è chiaro come sarà la pubblicità via speaker, ma i brand stanno già facendo degli “esperimenti” in questo contesto. Un esempio è ciò che è successo con l’uscita nelle sale cinematografiche del film Disney “Beauty and the Beast”, dove lo spot è comparso su alcuni dispositivi GoogleHome nella funzione My Day. La mossa non è piaciuta agli utenti e la compagnia ha precisato che «non si trattava di un annuncio pubblicitario. L’audio che circolava online era una nuova feature della funzione My Day». Aggiungendo: «Stiamo continuando a sperimentare nuovi modi di far emergere nuovi contenuti per gli utenti e in questo caso avremmo potuto fare di meglio».

Un altro esperimento, invece, consiste in una proposta commerciale quando l’utente fa una richiesta specifica. Immaginiamo che si chieda al nostro speaker il modo di smacchiare una camicia; è molto probabile che un aiuto venga offerto da un’azienda che produce detersivi e vuole sponsorizzare il suo prodotto. Dopo aver fornito all’utente una spiegazione dettagliata su come rimuovere la macchia dal capo d’abbigliamento viene proposto anche lo smacchiatore apposito, da acquistare comodamente online. Questo può succedere con una macchia come con una ricetta in cucina; chiediamo come cucinare la pasta alla carbonara e subito abbiamo la possibilità di ricevere a casa uova e guanciale.

Un altro caso riguarda l’azienda scozzese di whisky Johnnie Walker, che suggerisce, una volta effettuato l’acquisto, come servire la bevanda o delle ricette per dei cocktail, ma può anche, sfruttando la geolocalizzazione, aiutare gli utenti a trovare il negozio di alcolici più vicino che vende quel determinato tipo di prodotto. È facile intuire come, prima o poi, anche questi dispositivi consentiranno a molti brand di realizzare campagne pubblicitarie ad hoc.