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Bruno Degiovanni, Vice President Account Management di Mastercard Italia
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Mastercard: da un grande potere derivano grandi responsabilità

L’intervista a Bruno Degiovanni di Mastercard Italia con cui abbiamo parlato delle ultime novità del network e del contributo tecnologico che questo sta fornendo all’ecosistema dei pagamenti italiano

Quando si parla di Mastercard si parla di un fuoriclasse, di un vero leader del mercato. Il circuito di pagamento è tra i più famosi e diffusi al mondo con quasi 50 anni di storia e da più di 20 anni presente in Italia. Parole che non sono niente senza numeri e Mastercard in questo caso ne ha in abbondanza: partnership con più di 22 mila istituzioni finanziare e più di 35 milioni di retailer; 2,3 miliardi di carte distribuite in oltre 210 Paesi nel mondo, di cui 60 milioni in Italia; una piattaforma per i pagamenti digitali, Masterpass, accessibile a 200 milioni di consumatori in 37 Paesi, di cui 21 in Europa, attiva su 340.000 siti ecommerce (12.000 solo in Italia). Questi sono alcuni dei numeri che fanno di Mastercard uno degli attori più importanti nel settore dei pagamenti, numeri che permettono di avere una panoramica a 360 gradi sull’evoluzione di questo mondo. Ne abbiamo parlato con Bruno Degiovanni, Vice President Account Management di Mastercard Italia che ha raccontato a Dcommerce le ultime novità provenienti da casa Mastercard nonché il contributo che il network tecnologico sta fornendo all’ecosistema dei pagamenti italiano.

Mastercard è un osservatorio unico per quanto riguarda i pagamenti digitali. In base a questa posizione, qual è la fotografia attuale del settore dei pagamenti in Italia?

Secondo i dati della Banca d’Italia circa l’80% delle transazioni avviene ancora in contanti. Questo fa sì che nel Paese ci sia una grossissima opportunità di crescita dei pagamenti digitali sia online che in-store. Non a caso, gli ultimi dati presentati dal Politecnico di Milano prevedono una crescita del 17% rispetto al 2016 delle vendite ecommerce B2C per un valore totale del mercato di 23,6 miliardi di euro. Si tratta di dati in linea con la crescita mondiale del settore dei pagamenti ma che in Italia aprono uno scenario in cui sarà possibile sfruttare quei margini di arretratezza a favore di una crescita futura più elevata rispetto a Paesi che oggi sono più sviluppati.

Il problema del contante è legato soprattutto alla mancanza di infrastrutture adeguate per i pagamenti nella pubblica amministrazione, settore a cui sta lavorando duramente Diego Piacentini e il suo Team per la Trasformazione Digitale. Qual è il contributo di Mastercard a riguardo?

Mastercard supporta appieno il progetto di Piacentini e lo sviluppo della piattaforma pagoPA. Finora abbiamo contribuito alla causa portando la nostra esperienza tecnologica al servizio della pubblica amministrazione, cooperando in particolar modo per migliorare la user experience di pagoPA sia da mobile che da desktop. Ovviamente, continueremo a lavorare con AgID per diffondere il più possibile l’accettazione delle carte in tutto il settore della PA, cercando soprattutto di sollecitare la diffusione di questi strumenti di pagamento all’interno degli enti sanitari e governativi.

Qual è invece la situazione riguardo l’utilizzo della tecnologia contactless?

Questo è uno degli ambiti che ci rende più orgogliosi perché l’introduzione delle carte contactless in Italia è dovuta proprio a Mastercard. Oggi i numeri a disposizione sono davvero significativi: quest’anno è stata raggiunta la quota di circa 30 milioni di carte contactless diffuse in tutta Italia, la metà di tutte le carte Mastercard presenti sul territorio. L’elevato numero di POS attivi abilitati alla lettura di carte contactless ha poi consentito la diffusione ulteriore di questo tipo di pagamento: ad oggi 3 transazioni su 10 di Mastercard in Italia sono finalizzate tramite tecnologia contactless, dato che in termini percentuali ha significato una crescita del 270% confrontando il primo trimestre del 2017 con il primo trimestre del 2016.

Parliamo invece di pagamenti mobile. Qual è al momento la situazione nel Paese?

L’Italia è uno dei paesi in cui si fanno più esperimenti al mondo per quanto riguarda i pagamenti mobile. C’è una propensione e una curiosità a sperimentare questo tipo di servizi che in quest’ultimo periodo si nota soprattutto nel settore retail. Molti merchant, infatti, hanno iniziato a sviluppare le proprie applicazioni mobile in modo da offrire servizi e prodotti non solo dal sito online ma anche attraverso la propria app. In questo caso, il contributo di Mastercard è quello di aiutare gli esercenti a sviluppare questi strumenti in modo da architettare una user experience che sia davvero performante.

A proposito di retail. Potranno i dati derivati dai pagamenti acquisiti in-store aiutare gli esercenti a personalizzare l’esperienza d’acquisto?

Sicuramente sì. Questo è però un ambito in cui l’Italia è un po’ penalizzata rispetto ad altri Paesi. In questo caso, infatti, conta avere grandi quantità di dati a disposizione, in modo da estrapolare insight che siano davvero utili per studiare qualsiasi tipo di strategia a favore del punto vendita. In questo, i grandi retailer sono senza dubbio avvantaggiati mentre le piccole e medie imprese che invece costituiscono gran parte del tessuto economico italiano hanno molte più problematiche. Essendo un circuito dalla dimensione internazionale, Mastercard dispone di una grandissima mole di dati proveniente da questo settore e quello che stiamo facendo è proprio lavorare su una soluzione in grado di aiutare i merchant più piccoli a sfruttare dei dati che da soli non sono in grado di raccogliere. Soluzione che verrà presentata nei prossimi mesi.

Come potrà cambiare l’ecosistema dei pagamenti l’introduzione di tecnologie legate all’intelligenza artificiale o all’apprendimento automatico?

Si tratta di un tema caldissimo di cui si parla molto negli ultimi mesi. Già oggi l’intelligenza artificiale è in grado di svolgere alcuni compiti meglio degli essere umani come ad esempio l’analisi dei Big Data e l’estrapolazione di informazioni rilevanti ai fini di determinate ricerche. A riguardo Mastercard ha lanciato di recente “Early Detection System”, una piattaforma basata su l’intelligenza artificiale che consente di individuare tempestivamente possibili frodi. Sistemi di questo tipo sono sempre esistiti ma si basavano su tecnologie più tradizionali, su regole statiche che si collezionavano e si mantenevano aggiornate nel tempo per fornire dei profili sempre attuali sui comportamenti tipici dei truffatori. Oggi, la stessa cosa avviene con una tecnologia completamente diversa, i motori di intelligenza artificiale sono infatti in grado di leggere milioni e milioni di transazioni e apprendere autonomamente i pattern comportamentali dei criminali individuando le transazioni sospette.
Un altro uso dell’intelligenza artificiale, completamente diverso, è invece legato ancora una volta al mondo retail dove sono i merchant a usare direttamente l’IA e non Mastercard. Un esempio recente è la partnership realizzata tra Facebook Messenger e le catene retail di FreshDirect, The Cheesecake Factory e Subway dove l’intelligenza artificiale è sfruttata per creare nuovi canali di interazione tra l’esercente e i consumatori attraverso un chatbot installato all’interno di un’applicazione di messaggistica. In questo caso specifico Mastercard ha fornito un tipo di supporto legato esclusivamente al pagamento, consentendo di terminare il processo di acquisto all’interno di Facebook Messenger tramite la piattaforma di Masterpass.

Dcommerce si occupa prevalentemente di commercio digitale. Come si sta muovendo Mastercard in questo settore?

Al momento i retailer stanno sviluppando tutta una serie di funzioni (realtà aumentata, realtà virtuale, chatbot) in grado di migliorare l’esperienza di acquisto sia online sia all’interno del punto vendita. Mastercard ovviamente si occupa solo dell’ultima parte del processo di acquisto, quella relativa al pagamento. La difficoltà è integrare i sistemi di pagamento a tutte queste nuove funzioni e soddisfare le necessità dei retailer permettendo di volta in volta di finalizzare l’acquisto attraverso l’interazione vocale, un’app, uno specchio display e via dicendo. Il compito di Mastercard è quindi quello di soddisfare tutta questa creatività nel miglior modo possibile.

Nell’ultimo periodo si sta assistendo a un vero e proprio boom di nascite di startup legate al settore FinTech. Quali sono i consigli di Mastercard per chi decide di operare in questo mondo?

Mastercard favorisce assolutamente il fenomeno, il nostro compito è andare a caccia di tutte quelle FinTech che si occupano di sviluppare funzionalità legate al mondo dei pagamenti e aiutarle a interagire con le 22 mila istituzioni finanziarie partner del network. Per chi in particolare si vuole occupare proprio del pagamento, e quindi inventare una nuova modalità per effettuare l’acquisto finale, il problema principale è sempre lo stesso: raggiungere una scala sufficientemente ampia. Mentre chi lavora in un settore molto specifico può anche partire in piccolo per poi ingrandirsi poco per volta, nel servizio dei pagamenti o si investe per far crescere l’accettazione di questo servizio oppure per farne crescere l’adozione da parte dei clienti. Ancora meglio sarebbe investire su entrambi i lati. Il mio consiglio a riguardo è di pensare prima di tutto al go-to-market, ovvero, a come far adottare questo servizio a milioni di persone, cosa affatto non semplice perché cambiare le abitudini dei consumatori può essere davvero molto costoso.

Chiudiamo parlando di inclusione finanziaria. Quali sono i lavori che Mastercard sta portando avanti in tale ambito?

Questo è un tema che ci è molto caro e su cui siamo molto attivi, cercando di sviluppare politiche che favoriscano l’inclusione finanziaria in tutto il mondo. Un problema considerato da molti a completo appannaggio dei Paesi in via di sviluppo mentre invece è di estrema attualità anche in Europa. Gli ultimi dati della Banca Mondiale parlano di 138 milioni di europei finanziariamente esclusi, quindi senza accesso a un conto corrente bancario o a uno strumento di pagamento che non sia il contante. Sempre a proposito dell’Europa, l’anno scorso abbiamo sviluppato una ricerca in collaborazione con Ipsos dove 1/3 dei lavoratori europei con un impiego a tempo pieno si dichiarava escluso finanziariamente mentre l’88% dichiarava di usare esclusivamente il contante come mezzo di pagamento. Questo fa capire come ci sia ancora tantissimo lavoro da fare. L’Italia da questo punto di vista si trova in una posizione certamente superiore rispetto ad altri Paesi, grazie soprattutto all’elevata diffusione delle carte prepagate, un ottimo modo per iniziare a usare uno strumento che consenta anche ai più giovani di fare pagamenti digitali.