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Roberto Catanzaro, business development director di CartaSi
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Il contributo di CartaSi all’ecosistema italiano dei pagamenti digitali

Con Roberto Catanzaro, business development director di CartaSi, abbiamo parlato di pagamenti mobile, instant payments, PSD2 e sicurezza

CartaSiDurante la dodicesima edizione del Netcomm Forum, Dcommerce ha presentato al pubblico il suo primo speciale cartaceo, un numero ricco di interviste e contenuti esclusivi che da oggi fino alla fine di maggio verranno riproposti di tanto in tanto per approfondire i temi più caldi legati all’ecommerce e al digital retail. Questo venerdì è dedicato a CartaSi/ICBPI e ai pagamenti digitali, una lettura interessante per comprendere la direzione che il campione nazionale dei pagamenti sta percorrendo per migliorare il rapporto tra gli italiani e i nuovi metodi di pagamento.

Per chi ancora non avesse avuto la possibilità di leggere il primo numero cartaceo di Dcommerce, sarà sufficiente compiere due semplici operazioni: cliccare sull’immagine di copertina sulla destra e digitare il proprio indirizzo mail. Buona lettura!

 

Nel panorama italiano CartaSi/ICBPI si posiziona come il campione nazionale dei pagamenti. Uno status che la società intende rinnovare con il nuovo piano industriale 2017-2021, il cui obiettivo, da qui a cinque anni, è quello di diventare un punto di riferimento anche per i pagamenti digitali. Proprio per approfondire il ruolo di CartaSi all’interno dell’ecosistema italiano dei pagamenti Dcommerce ha intervistato il business development director Roberto Catanzaro. Con il manager si è parlato, quindi, di pagamenti mobile, instant payments, PSD2 e sicurezza.

La prima domanda è la madre di tutte le premesse, il presupposto per intavolare qualsiasi discorso successivo: qual è, oggi, lo stato di salute del mercato italiano dei pagamenti digitali?

Il mercato italiano è ancora indietro sui pagamenti elettronici rispetto agli altri mercati europei. Cito un numero: 17%, ovvero la percentuale di transazioni retail effettuate con carte di pagamento nel nostro Paese, contro una media europea che si attesta attorno al 35%, per non parlare dei paesi nordici o della Gran Bretagna, che viaggiano a velocità tripla. Il nostro mercato è sicuramente in crescita, cosa che avviene con tassi high single digit, ma gli spazi da coprire sono ancora molti e questo ritardo è ancora più importante all’interno del mondo ecommerce. Lo shopping online pesa ancora poco sugli acquisti delle famiglie italiane, tra il 5 e il 7% a seconda delle fonti, cifre che hanno un peso ridotto anche sul totale degli acquisti con carta dove, a seconda dei segmenti di clientela, l’ecommerce pesa per una quota tra il 10 e il 20%.

Dopotutto, i dati provenienti dall’ultimo report della Community Cashless Society fanno presente che tra il 2014 e il 2015 la circolazione del contante in Italia è aumentata. Quali potrebbero essere, allora, le soluzioni possibili per convincere i cittadini ad abbandonare l’uso del contante e godere dei vantaggi del digitale?

Bisogna comunicare al cittadino che il contante ha costi elevati, seppur nascosti: costi derivanti dai versamenti in banca, dal tempo che viene perso per la gestione di cassa, dalla sicurezza e dal trasporto. Anche i pagamenti elettronici comportano un costo, ma comparato a quello generato dal contante è molto basso: i pagamenti digitali, inoltre, garantiscono grande valore in termini di semplicità e funzionalità. Cosa che non va sottovalutata.

Come si configura il ruolo di CartaSi/ICBPI all’interno del panorama appena descritto?

CartaSi/ICBPI è leader in Italia nel mercato dei pagamenti e, come delineato dal recente Piano Industriale, l’obiettivo è rafforzare questa leadership, diventando il campione nazionale dei pagamenti. Un obiettivo che raggiungeremo continuando a lavorare sull’innovazione in tutte le nostre cinque linee di business. La prima è l’issuing, ovvero l’emissione delle carte di pagamento: attualmente gestiamo circa 15 milioni di carte, dalle carte di credito e di debito internazionale fino alle carte prepagate. La seconda linea è quella dei merchant services, ossia i servizi collegati all’accettazione delle carte, sia nei negozi fisici sia online. Considerando le nostre recenti acquisizioni di Bassilichi, delle attività di merchant acquiring di Monte dei Paschi e di Deutsche Bank, gestiamo tra i 900.000 e il milione di POS, di cui quasi 15.000 provenienti da esercenti ecommerce. La terza linea di business è quella dei payments, in cui offriamo servizi e infrastruttura b2b alle nostre banche partner: gestione dei cruscotti di corporate banking, infrastruttura per consentire il transito dei bonifici e di servizi di pagamento collegati, e via dicendo. La quarta linea riguarda i security services, ovvero, i servizi b2b a risparmio gestito, dove serviamo clienti molto grandi, tra cui importanti fondi pensione; l’ultima linea è rappresentata da OASI, società che realizza software per la gestione delle segnalazioni regolamentari e si occupa di una serie di attività legate all’implementazione dei requisiti normativi.

Affrontiamo ora, il tema dei pagamenti mobile. CartaSi offre la soluzione MySi Pay: quali sono i numeri derivati dall’utilizzo di questo metodo di pagamento? E quale sarà la strategia di CartaSi per contrastare la concorrenza dei vari colossi come Apple, Samsung o Google?

MySi Pay ci sta dando grandi soddisfazioni. Alle funzionalità di pagamento collegate all’app risultano già iscritti più di 100.000 italiani, mentre l’app è stata scaricata da oltre un milione e mezzo di utenti e sta viaggiando a vele spiegate verso i due milioni. Il servizio permette a tutti i clienti delle banche che hanno aderito al servizio di CartaSi di pagare in qualsiasi negozio dotato di POS contactless attraverso uno smartphone dotato di sistema operativo Android e la nostra app. L’offerta, quindi, può già coprire tutta la customer base che tendenzialmente potrebbe essere di interesse sia per Samsung Pay sia per Android Pay. Ovviamente, il nostro è essenzialmente un ruolo di partner nei confronti delle banche, quindi siamo pronti ad abilitare servizi addizionali se le banche ne faranno richiesta. L’arrivo di Apple Pay è senza dubbio un evento significativo per il nostro Paese, ma non fa altro che stimolare ulteriormente la nostra volontà di rendere sempre più semplice e intuitiva la user experience per il consumatore. Apple, così come Samsung o Google, spingono ad alzare l’asticella dell’esperienza utente e allo stesso tempo riescono a generare uno spin positivo di comunicazione che fa bene al mercato, soprattutto perché pone un’attenzione estrema proprio sui pagamenti elettronici, sulla loro semplicità e sulla comodità di utilizzare il digitale anche per effettuare dei pagamenti.

Valutando l’enorme diffusione di smartphone in Italia, rispetto anche al resto d’Europa, i pagamenti mobile potranno forse rappresentare proprio quella spinta necessaria a far decollare i pagamenti digitali anche nel nostro Paese…

Secondo me sì e i dati provenienti dall’uso che viene fatto della app MySi lo testimoniano. Quando si inizia a familiarizzare con questi strumenti risulta poi più comodo pagare attraverso di loro e di conseguenza si fa un maggiore uso del denaro digitale rispetto al contante. Queste sono evidenze vere e di mercato, per questa ragione crediamo moltissimo nei pagamenti mobile che secondo noi rappresentano un punto fondamentale per l’evoluzione prospettica.

Per quanto riguarda i pagamenti P2P invece, c’è qualche soluzione in vista, anche tramite l’app di MySi?

Al momento stiamo ragionando sul futuro dei pagamenti peer to peer. Crediamo, però, che prima occorra educare al meglio i cittadini al pagamento digitale in-store e solo in un secondo momento dedicarsi all’introduzione di nuove funzionalità.

E la piattaforma di Instant Payment? A che punto è?

Nella fase finale di test. Stiamo chiudendo le ultime verifiche tecniche e lavorando con alcune banche partner su come avviare un pilota di mercato. Gli instant payment sono una possibilità interessante per offrire, da un lato, servizi a valore aggiunto per il cliente, sia retail sia corporate, e dall’altro per creare dei servizi che oggi ancora non esistono e su cui si possa fondare un nuovo ecosistema.