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Roberto Liscia, presidente di Netcomm
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Ecommerce: “Lo shopping non è un atto ma un processo”, i principali dati emersi dall’ultima edizione del Netcomm Forum

Italiani sempre più connessi e disposti ad acquistare online; l’offerta delle PMI è ancora inferiore rispetto alla domanda e su 100 acquisti solo 22 avvengono su siti italiani

L’11 maggio si è conclusa, presso il MiCo di Milano, la dodicesima edizione del Netcomm Forum, l’evento più importante in Italia dedicato al mondo del commercio elettronico. Un’edizione che ha registrato ben 11.800 presenze, +18% rispetto all’edizione del 2016, 170 espositori e sponsor, 169 relatori e 76 workshop seguiti da più di 16.000 visitatori.

“Sono dati considerevoli – ha dichiarato Roberto Liscia, presidente di Netcomm che dimostrano come le competenze, la cultura e le iniziative digitali in Italia si stiano affermando sempre più velocemente; come Netcomm siamo orgogliosi di essere parte attiva di questa evoluzione. Non ci sono però più scuse: il digitale è la strada necessaria per le aziende eccellenti che vogliono competere con successo nei prossimi anni, ricercando expertise specialistiche e innovative nelle aree dello unified commerce dove il cliente sempre più evoluto è al centro.”

Quanto vale l’ecommerce nel mondo

Proprio Liscia, con il suo intervento, ha aperto la prima delle tre plenarie previste nelle due giornate di lavori, presentando tutta una serie di dati che hanno delineato un quadro preciso riguardo la situazione dell’ecommerce sia a livello globale, sia all’interno del contesto italiano. Secondo Ecommerce Europe, nel 2016, l’ecommerce nel mondo vale 2.671 miliardi di dollari, +17,5% rispetto al dato dell’anno precedente. In testa alla classifica, fra i paesi più attivi, c’è l’Asia che nel 2016 ha generato 1.057 miliardi di dollari, a seguire il Nord America con 644 miliardi e l’Europa con 505 miliardi. Dell’intera somma il 62% è rappresentato dalla vendita di prodotti (il 7% del totale dei prodotti venduti in ambito retail), mentre il 38% indica la vendita di servizi.

La domanda italiana

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Riccardo Mangiaracina

Per quanto riguarda l’Italia, Riccardo Mangiaracina, responsabile scientifico dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano, ha fornito i dati sulle prime evidenze del 2017. Secondo l’Osservatorio il valore degli acquisti online da parte dei consumatori italiani arriverà nel 2017 a toccare quota 23.1 miliardi di euro, con un incremento del 16% rispetto al 2016. L’acquisto di prodotti crescerà del 25%, a un tasso più che triplo rispetto a quello dei servizi (+8%), e per la prima volta nella storia dell’ecommerce italiano, il mercato online dei prodotti arriverà a valere tanto quanto quello dei servizi.

Al primo posto dei prodotti più venduti si confermano quelli provenienti dalla categoria Informatica ed Elettronica; secondo le previsioni dell’Osservtorio sarà invece il Food & Grocery la categoria merceologica che crescerà di più durante il 2017, arrivando a un +38%. Tra i servizi il Turismo continua a guidare la divisione (40%), seguito dagli acquisti effettuati nell’ambito delle Assicurazioni (6%) e altri servizi (4%).

Onlife Commerce

Il retail è senza dubbio uno dei settori in Italia maggiormente coinvolti dalla trasformazione digitale e il cambiamento in atto nel mercato ecommerce non riguarda solo le modalità di acquisto ma soprattutto la convergenza tra i canali fisici e digitali, che stanno creando un nuovo ecosistema di Always Connected Retail. Secondo i dati della ricerca Net Retail, elaborata da Human Highway per Netcomm, nel primo trimestre del 2017 i consumatori italiani che hanno acquistato online sono passati dai 18.7 milioni dello scorso anno a 20.9 di questa primavera con 12.2 milioni di famiglie italiane – oltre la metà del totale – che hanno adottato lo shopping digitale come modalità di routine quotidiana.

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In tale contesto il consumatore vive un’esperienza che Liscia ha definito di “Onlife Commerce”, in cui l’acquisto è solo una parte di un nuovo e più ampio processo conversazionale che valorizza tutti i nuovi punti di contatto tra l’acquirente e il venditore. Ad assumere il ruolo di protagonista assoluto è in questo caso lo smartphone, strumento capace di ricomporre la frammentazione delle nostre relazioni e conversazioni in un diverso assetto. I dati del Net Retail dimostrano che chi usa 3 device – pc, mobile, tablet – spende in media 2 volte di più di chi utilizza solo un’interfaccia, così come l’everywhere shopper compra di più in tutti i canali e usa lo smartphone per orientarsi e acquistare offline. Se si considera, inoltre, il numero di acquisti online (la quota sulle transazioni), il ricorso ai dispositivi mobili mostra un costante e notevole aumento dal 2012: negli primi mesi del 2017 ogni 100 acquisti online, 8,5 sono stati effettuati da Tablet PC (sia su sito Web che via App, con quota stabile) e 17,4 da Smartphone (sul sito Web o via App). Un trend indicato anche da Mangiaracina: “Sottolineo la consistente crescita degli acquisti via Smartphone (+52%) che raggiungeranno quota 5.3 miliardi di euro. Se a questi aggiungiamo gli acquisti via Tablet, supereremo i 7 miliardi di euro, ossia quasi un terzo dell’intero mercato ecommerce italiano”.

Un’offerta inferiore alla domanda

La vera nota dolente arriva dall’offerta. Se infatti cresce il numero di shopper italiani che acquista online, l’offerta italiana rispetto a quanto accade nel resto d’Europa è ancora bassa. Su 100 acquisti solo 22 sono effettuati su siti italiani, dato che fotografa la difficoltà da parte delle piccole e medie imprese di fornire una risposta digitale adeguata all’interno dell’attuale mercato. Non è un caso, dunque, come la maggior parte degli italiani acquisti online passando dai principali marketplace internazionali come Amazon, eBay o Alibaba, un dato che però, se visto al contrario, lascia aperti ampi margini di miglioramento nel settore e quindi una bella fetta di torta ancora da conquistare.

Resta certo che se fino a qualche anno fa si parlava di mobile, multicanalità, dati o user experience come qualcosa di astratto e poco definito, oggi queste tematiche sono accompagnate da fatti concreti, da case history. Ecco perché anche durante i workshop del Netcomm quando si è parlato di multicanalità lo si è fatto mostrando casi di successo applicati secondo logiche di marketing o di logistica; quando si è parlato della centralità del dato lo si è fatto non solo pensando al mondo online ma anche al punto vendita fisico; quando si è parlato di mobile lo si è fatto non più come un metodo di acquisto emergente ma come “IL” metodo di acquisto, quello che a breve, grazie alle innovazioni in ambito di conversational commerce, ai chat bot e all’intelligenza artificiale, diventerà il canale più utilizzato dai consumatori italiani per effettuare i propri acquisti online.